Introduzione

Punto centrale nella Schema Therapy è l’esistenza di bisogni universali, fondamentali per un sano sviluppo psicologico dell’individuo: se non vengono soddisfatti in modo sufficientemente buono da una figura di accudimento si innescano schemi disfunzionali, detti maladattivi, che permangono nel tempo e a cui la persona risponde con stili di coping disfunzionali.
La terapia ha l’obiettivo di rendere la persona più consapevole di questi meccanismi aiutandola a riconnettersi con il bisogno originario insoddisfatto che li ha generati.

Cos’è la schema Therapy?

Significato del nome schema therapy

Centrale già nel nome dell’approccio è il concetto di schema, la cui etimologia greca “forma, aspetto, configurazione”, fa riferimento proprio a una funzione regolatrice e ordinatrice, in grado di organizzare un insieme di elementi in segmenti interconnessi tra loro. Nella psicologia cognitiva la parola “schema” fa riferimento a una rappresentazione astratta, riassuntiva delle caratteristiche significative di una realtà, che ne guida l’interpretazione e l’attribuzione di senso. In questo modo ogni nuovo elemento, ogni nuova esperienza può essere processata velocemente e in modo “economico”, perché, grazie al richiamo dello schema corrispondente a esperienze simili passate, è possibile darle un significato senza doverne analizzare tutte le parti. Questo funzionamento è utile per tantissimi tipi di esperienza, ma diventa complesso e problematico quando si prendono in considerazione una classe particolare di esperienze, quelle relative ai bisogni fondamentali che rimangono insoddisfatti nei primi anni di vita.

Origini

La Schema Therapy, ideata da Jeffrey Young nel 1990, si propone come un approccio per il trattamento dei pazienti con disturbi di personalità o con una grande resistenza al cambiamento. Di derivazione cognitivista, la Schema Therapy cerca di colmare alcune lacune del modello di Beck grazie all’integrazione con altre importanti teorie tra cui quella cognitivo-comportamentale, quella dell’attaccamento, la teoria della gestalt e la psicodinamica. Essa si focalizza sugli aspetti cronici e caratteriali di un disturbo piuttosto che i sintomi psichiatrici acuti (Young, Klosko, & Weishaar, 2007; Martin & Young, 2010)

Bisogni psicologici universali e Schemi Maladattivi Precoci (S.M.P)

Assunto fondamentale è che ogni individuo ha dalla nascita alcuni bisogni psicologici, emotivi e di relazione che sono universali. Dalla loro soddisfazione o meno dipende l’evolversi della personalità durante tutto l’arco della vita. Si tratta di bisogni fondamentali per il sano sviluppo della personalità: il bisogno di sicurezza, cura, stabilità, accettazione, autonomia, abilità, libertà di esprimersi, spontaneità, gioco e limiti realistici (Young, Klosko, & Weishaar, 2003). La loro mancata soddisfazione porta ad uno stato di sofferenza durante le prime fasi di vita del bambino, che non riceve in questo modo la giusta dose di attenzione, supporto, accettazione da parte dei caregivers che si prendono cura di lui.

Tali esperienze negative portano alla creazione di Schemi Maladattivi Precoci (S.M.P.), modelli emotivi e cognitivi che si formano precocemente e permangono nel tempo, portando ad una visione distorta negativa di sé stessi e dell’altro in generale (State of Mind, ultimo accesso: 08 febbraio 2023).

Secondo Young, uno schema maladattivo precoce ha caratteristiche ben specifiche (Young, Klosko, & Weishaar, 2003):

  • È un concetto o modello omnicomprensivo
  • È formato da ricordi, emozioni, pensieri e sensazioni somatiche
  • È utilizzato per comprendere sé stessi e il rapporto con gli altri
  • È sviluppato nell’infanzia o nell’adolescenza
  • È presente in tutte le fasi della vita
  • È poco funzionale.

Gli Schemi Maladattivi Precoci sono resistenti al cambiamento: essi sono ben conosciuti dal soggetto e, pur essendo fonte di sofferenza, risultano sicuri e familiari.

Esistono quattro tipi di esperienze che facilitano la nascita di questi schemi:

  1. Frustrazione dei bisogni primari
  2. Trauma o maltrattamento
  3. Troppe attenzioni e/o eccessive aspettative
  4. Interiorizzazione dell’altro significativo.

Sono stati individuati in tutto diciotto schemi che si raggruppano in cinque domini fondamentali: “distacco e rifiuto”, “mancanza di autonomia e abilità”, “mancanza di regole”, “eccessiva attenzione ai bisogni degli altri”, “iper-vigilanza e inibizione” (Young, Klosko, & Weishaar, 2003) (tabella 1).

 

Tabella 1: tabella riassuntiva dei domini (Rielaborazione personale di: Young, Klosko, & Weishaar, 2003)

“Gli schemi sono stati formulati sulla base di osservazioni e considerazioni cliniche, la loro definizione non è stata sviluppata scientificamente o empiricamente, anche se la ricerca supporta l’esistenza di tali schemi” (Arntz & Jacob, 2013, p. 17)

Tali schemi presentano una grande capacità predittiva e di analisi in termini clinici: le ricerche rilevano che in pazienti a cui è stato somministrato il YSQ (Young schema questionaire, il test utilizzato per rilevare gli schemi) e che presentano alti punteggi in molti schemi sono correlati a problematiche complesse come gravi disturbi di personalità, mentre le persone con un funzionamento meno compromesso mostrano di solito un punteggio alto in un solo schema o in pochi di essi.

Il mantenimento del disturbo psicologico è strettamente collegato alla presenza di questi schemi disfunzionali: lavorando su di essi sarà possibile per la persona diventare più consapevole del proprio funzionamento e dell’origine dello stesso, innescando la possibilità di un cambiamento.

I MODE

Un altro concetto chiave è quello di mode, che è stato definito come un insieme di schemi e prospettive mentali attive in un individuo in un determinato momento (Young, Klosko & Weishaar, 2003).

I mode fanno riferimento agli stati emotivi esperiti dal soggetto in un determinato momento (la parte della persona attiva nel qui e ora), ovvero all’idea di sé che guida il modo in cui la persona vive l’esperienza e ad essa risponde. Essendo legati agli stati emotivi, sono transitori: clinicamente un dato rilevante è il tipo di mode che viene più spesso attivato e la velocità di fluttuazione tra un mode e l’altro, in risposta ad eventi scatenanti. È stato infatti osservato che le persone con disturbi di personalità tendono a passare velocemente e senza consapevolezza da un mode all’altro: in questo caso la terapia si focalizza proprio sul sostenere la persona a riconoscere i propri stati emotivi e a dare loro un nome.

Sono state individuate diverse tipologie di mode:

  • mode bambino
  • mode del genitore interiorizzato
  • mode di coping maladattivi (di sottomissione, evitamento e ipercompensazione)
  • mode sani e adattivi (i mode legati all’adulto).

I mode relativi al bambino sono per lo più caratterizzati da emozioni molto intense, che riportano a momenti passati in cui ci si era sentiti estremamente vulnerabili per il fatto di essersi sentiti soli, abbandonati oppure furiosi e arrabbiati perché si sentiva che i propri bisogni venivano ignorati.

I mode relativi al genitore interiorizzato possono essere caratterizzati da una forte pressione critica o da un atteggiamento punitivo nei confronti del proprio modo di essere e delle proprie prestazioni: sono interiorizzazioni di attitudini morali.

I mode relativi al coping a differenza dei due precedenti non sono caratterizzati da un’alta intensità emotiva, sono strategie che le persone utilizzano per evitare che un certo evento spiacevole vissuto in passato si ripeta. Ci sono tre tipologie di risposte: di resa, evitamento o ipercompensazione.

Le persone inconsapevolmente cercano nell’ambiente situazioni simili a quelle vissute nel passato. In questo modo si innescano anche gli schemi abituali e si attivano anche le risposte di coping necessarie per affrontare lo schema stesso. Anch’essi si formano durante l’infanzia e rispondono al bisogno di superare circostanze avverse e sono il risultato dell’incontro tra tratti biologici ed ereditari e circostanze ambientali.

Obbiettivi

L’obiettivo terapeutico della Schema Therapy è quello di rendere consapevole il paziente dell’esistenza e del funzionamento degli S.M.P. (schemi maladattivi precoci), aiutandolo a trovare strategie di coping più efficaci per soddisfare i propri bisogni. Nel corso della terapia si cerca di aiutare il paziente non solo a rinforzare il mode adulto sano ma anche ad esplorare quelli disfunzionali, modificandoli o migliorando il loro funzionamento (Young, Klosko, & Weishaar, 2007). L’obiettivo terapeutico ultimo è quindi trasformare uno schema maladattivo in uno schema più funzionale, operando una correzione. Il trattamento prevede un intervento trasformativo sui livelli emotivo, cognitivo e comportamentale. In questo modo lo schema maladattivo si indebolisce e si attiva con intensità e frequenza via via minori.

Bibliografia

  • Arntz A., Jacob G. (2013) Schema Therapy in azione: teoria e pratica Istituto di Scienze Cognitive Editore
  • Martin, R., & Young, J. (2010). Schema Therapy. In K. S. Dobson (A cura di), Handbook of Cognitive-Behavioral Therapies (III ed., p. 317- 345). London: Guilford Press.
  • State of Mind. (ultimo accesso: 08 febbraio 2023). Schema Therapy. Tratto da State of Mind: https://www.stateofmind.it/schema-therapy/
  • Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy: A pratictioner’s guide. New York: Guilford Press.
  • Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2007). Schema therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità. (A. Carrozza, M. N., & G. Melli, A cura di) Firenze: Eclipsi.