Introduzione

Il mito della società di oggi è il successo, che diventa metro di misura del valore delle persone. All’interno di questo sistema non trovano spazio l’errore, l’incertezza, il fallimento: sono sintomi di fragilità, imperfezione, debolezza. ‘Nessuno oggi può sfuggire davvero al paradigma culturale della performance’il cui accumulo dà dipendenza ma non fa percepire la pienezza della vita, lo stupore, il senso.

SIMONE BILES: attraverso il fallimento per il benessere

Un’atleta che ha esperito profondamente il vissuto del fallimento attraversandolo a testa alta è Simone Arianne Biles Owens. Simone nasce il 14 marzo 1997 a Columbus in Ohio, in una famiglia numerosa, terza di quattro figli. Lei e i fratelli vengono dati in affido a causa delle difficoltà della madre naturale di prendersi cura di loro, dovute all’abuso di alcol e droghe. Nel 2000 il nonno materno chiede di occuparsi delle due nipoti più piccole per poi adottarle ufficialmente nel 2003, mentre gli altri due fratelli più grandi vengono adottati da una zia della mamma, Harriet.

Avviata dalla nonna alla ginnastica, debutta nel 2010 ai Campionali Nazionali Juniores e scala velocemente la strada verso le stelle, diventando la prima e unica ginnasta nella storia ad aver vinto più di tre titoli mondiali nel concorso individuale, l’unica ginnasta ad aver conquistato più medaglie ai Campionati del Mondo (all’attivo 30 medaglie di cui 23 d’oro). Nel 2017 e nel 2021 il Time l’ha inserita fra le 100 persone più influenti del mondo, mentre nel 2022 l’allora presidente degli Stati Uniti d’America le conferisce la più alta onoreficenza civile statunitense, la medaglia presidenziale della libertà, facendola diventare la più giovane persona a riceverla. Simone a 24 anni è la ragazza dei record, una fulgida stella che brilla nel cielo dei campioni olimpionici.

La parabola ascendente di Simone è destinata ad un arresto improvviso durante le Olimpiadi di Tokio del 2020, quando la ginnasta sbaglia un volteggio. La prestazione di un’atleta dipende da molti fattori, di natura fisica, tecnica, tattica e psicologica. Simone sbaglia a seguito di un momento di vuoto, alla perdita della consapevolezza della presenza e della posizione del proprio corpo nello spazio. Questa sgradevole sensazione di perdita di punti di riferimento lascia l’atleta nella sensazione di galleggiare nel vuoto. Simone descriverà questa situazione in conferenza stampa parlando di ‘demoni nella sua testa’ con i quali deve confrontarsi ogni volta che sale sulla pedana olimpionica.

Poche ore prima della gara, Simone aveva scritto sui social:

“Ho il peso del mondo sulle spalle. Non è stata una giornata facile o la mia migliore, ma l’ho superata. A volte mi sento davvero come se avessi il peso del mondo sulle spalle. So che lo spazzo via e faccio sembrare che la pressione non mi colpisca, ma dannazione a volte è difficile: le olimpiadi non sono uno scherzo”.

Simone parla di pressione, che possiamo provare ad immaginare conoscendo alcuni fatti: se Simone avesse vinto a Tokio 4 o 5 ori e avesse vinto il record di ori individuali avrebbe superato il primato di Vera Caslavska, diventando la più grande campionessa olimpica di sempre. I suoi obblighi con gli sponsor le richiedono un’agenda fitta di impegni che si sommano a quelli dei duri ritmi di allenamento. Pochi anni prima Simone e altre atlete avevano denunciato di abuso sessuale il medico della federazione americana Larry Nassar, ma l’atteggiamento dei vertici era stato di chiudere gli occhi davanti alla sofferenza. È possibile immaginare lo stress, la tensione, il timore di fallire e la responsabilità di una delle atlete più richieste dai Media, con cui deve gestire quotidianamente il ricordo e il peso della vicenda di abuso che ha coinvolto lei e altre atlete. Infine, possiamo immaginare i vissuti derivanti da un’infanzia faticosa.

Durante la conferenza stampa successiva al suo ritiro alle Olimpiadi Simone racconta il suo malessere:

«Non ho più fiducia in me stessa come prima. Sento che non mi sto divertendo più come prima. So che questi sono i Giochi, volevo farli, ma in realtà sto partecipando per altri, più che per me. Mi fa male nel profondo vedere che fare ciò che amo mi sia stato portato via. Non appena salgo in pedana siamo solo io e la mia testa, e lì ci sono demoni con cui devo confrontarmi».

I doni del fallimento

Il sintomo ansioso, di fallimento, come ogni altro sintomo nevrotico, è portatore di un messaggio: “là dove c’è la tua paura, c’è anche il tuo compito”. Nell’ansia di Simone, che la blocca in una grande sofferenza, lei trova un tesoro: scopre il proprio valore di persona, al di là della sua statura di atleta:

“L’amore e il sostegno che ho ricevuto mi hanno fatto capire di essere più dei miei successi, cosa che non avrei mai creduto prima”.

Il sintomo nevrotico ha permesso a Simone, bloccandola nelle sue straordinarie evoluzioni aeree, di accorgersi di una parte trascurata di sé, che aveva bisogno di tempo e attenzione.

“Il sintomo contiene una componente teleologica, cioè un progetto, una finalità evolutiva che, se accolto e compreso, può favorire la crescita dell’individuo e la sua realizzazione…I sintomi nevrotici insorgono soltanto quando non si può vedere l’altra parte della propria esistenza e l’urgenza dei suoi problemi. Solo a queste condizioni nasce il sintomo: esso fa sì che quella parte dell’anima non riconosciuta possa esprimersi.”[3]

Simone grazie al sintomo riesce a vedere i suoi bisogni profondi come persona, sente la necessità di salvaguardare il proprio ben-essere, forse a lungo trascurato per dare spazio alle necessità della campionessa olimpionica:

“Devo fare ciò che è giusto per me e concentrarmi sulla mia salute mentale e non mettere a repentaglio la mia salute e il mio benessere”.

Si definisce in questo modo all’orizzonte una cultura del fallimento, contrapposta a quella della performance, dove l’errore non è più marchio indelebile di incapacità ma sia la strada per un viaggio alla scoperta di sé, di miglioramento, crescita e consapevolezza.

Conclusione

Alla luce degli elementi della biografia di Simone Biles e dei suoi messaggi pubblicati su Instagram si è cercato di rileggere il suo abbandono ai giochi Olimpici del 2020, a cui l’atleta guarda come il primo passo verso se stessa e i suoi bisogni, alla necessità di prendersi cura del proprio benessere psicologico.

Bibliografia

  • Barnhill, J., W. ‘Panoramica sui disturbi d’ansia ‘MD, New York-Presbyterian Hospital – Revisionato/Rivisto apr 2020
  • Gancitano, M. Colamedici, A. ‘La società della performance. Come uscire dalla caverna’ Edizioni Saturnini, 2019
  • C., G, Jung, ‘La psicologia dell’Inconscio’, in Opere, vol. 8, Bollati Boringhieri, Torino, 2001, p. 132, 1943
  •  Morschiltzky, H. ‘Vincere la paura del fallimento: Superare ansie, timori e sconfitte per tornare a guardare al futuro’ Universale Economica Feltrinelli, 2018